about borderlinelovers
(2009 | blackcandy records - audioglobe) >
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Da Rockerilla Marzo 2009
Sprizza freschezza e vitalità da ogni singolo episodio questo ritorno alla ribalta dei tomviolence, fino a ieri - oddìo, il loro esordio risale ormai al 2005...-
"post rockers" di belle speranze eppure già impegneti a rivedere profondamente le impostazioni della loro formula sonora.
"Borderlinelovers" dà così l'impressione di ascoltare un gruppo non solo ridisegnato nei suoi effettivi, ma ripensato nei propri intimi orientamenti stilistici, con verve indie pop sempre più viva ed energica a conferire brio e dinamismo ad un corpus melodico studiato sempre con grande cura.
Sull'originario gusto per la ricerca tout court sembra insomma prevalere ora la voglia di dare vita a delle canzoni più immediatamente accessibili, un'evoluzione che accogliamo sempre con vivo piacere.
Autore: Elio Busolino
Da BLOW UP Aprile 2009
Via sax e violino, dentro piano, organo e wurlitzer, più spazio alle voci ruvide e convincenti dei chitarristi: dimenticate i Tomviolence che conoscevate e accogliete un salto carpiato per uscire dal post rock, dal nullo attracco al sospetto che il risultato possa apparire italiano. Tre i focus di spessore ed ecletticismo interno, al via con You're no good, shoegaze guitar pop di matrice britannica che assorbe in sè la magnificenza degli Arcade Fire e gli strappi dei Settelfish: questo è l'indie rock!
Poi I'm non-aligned, satura e in fiamme, da ascoltare prima di un maltempo coi nuvoloni grigi come in Itlalia è dato coi pezzi dei Kobenhavn Store; infine la tremola With you, instead che pare fatta apposta per farsi ascoltare da Jeff Tweedy salvo poi incattivirsi col tempo.
Attorno insistono il buon collage di For Your Trial Flight, lo strano esempio di ballata meets cavalcata selvaggia di your unsleepin eye dalle tipiche abrasioni soniche USA, e una costante sensazione che all'eusarita miniera post- non si ritorna più. Un disco di canzoni e emozioni, orgogliosamente italiano. (7 su 8)
Kathodik_ www.kathodik.it
A quattro anni dall’ottimo omonimo esordio i Tomviolence pubblicano il loro secondo lavoro, emancipandosi in maniera netta dal post rock. Le sonorità chicagoane hanno lasciato il posto ad un pop rock vibrante, a volte sonico e quindi con notevoli innesti di indie-pop-noise. La struttura delle canzoni ne ha risentito positivamente ed il gruppo toscano si è espresso più liberamente, complice la produzione di Andrea Rovacchi, che ha anche suonato, oltre ad alcuni cambi di line up, grazie ai quali sono entrati il sassofono di Edo Arnetoli, il violino di Tommaso Olivieri e le tastiere (piano, organo, wurlitzer) di Mirco Tani. Il post rock, tuttavia, non è stato del tutto dimenticato, dato che è presente di tanto in tanto, anche se in maniera marcata soltanto in We did it before, better. Senza nulla togliere al pregevole esordio, questo disco è suonato ed orchestrato molto meglio, è più variegato, con forti richiami ai Wilco, come nella ballata She has a squint. Intriganti poi sono i riferimenti all’indie-noise dello scorso decennio di Randomize the feeling sto feel e di Un happy ending, nella quale si scorgono gli Helmet e i Girls Vs Boys più morbidi. Con “Borderlinelovers” sembra proprio che i Tomviolence abbiano trovato la loro strada.
Aggiunto: March 23rd 2009
Recensore: Vittorio Lannutti
Voto: 
Italian Embassy-http://www.italianembassy.it
Marzo 26, 2009
C’è stato un periodo in cui il post rock non solo piaceva a tanti, per non dire tutti, ma anche costituiva uno degli Zeitgeist (assieme alla jungle/d’n'b e al trip hop) con cui interpretare l’epoca di passaggio: era il 1996, nei due lati dell’Atlantico fiorivano band così impostate che presto conquistarono schiere di fan, mietendo “vittime” prima tra i chitarristi poi nel pubblico che cominciava a definirsi indie. Lungi dal riporlo in cantina, era chiaro che il genere avrebbe potuto preservarsi fuori dalla “setta” solamente istillandone il mood entro la forma canzone, rock o elettronica che fosse, come in Italia hanno dato -un nome su tutti- i Giardini di Mirò con “Dividing opinions”.
Parabola simile stanno vivendo sulla propria pelle i Tomviolence, che nel passaggio dall’esordio al sophomore album “Borderlinelovers” per Black Candy eliminano dalla propria line-up il sax e il violino, immettando pianoforte, wurlitzer e organo, con la consegna altresì delle “chiavi” alle voci ruvide ma convincenti dei due chitarristi: il disco si incanala così perfettamente nella scia del miglior indie rock, eclettico al suo interno e perfino dentro i pezzi, con nessun sospetto di provenienza italiana. Apre la serie l’ottima You’re no good, pop di matrice shoegaze con più di un riferimento al filone aurifero che dagli Arcade Fire conduce ai Settlefish più emozionali, praticamente un manifesto. Alla stessa altezza il disco rivela I’m non-aligned, che si ingrossa temporalesca ed esplosiva come fiume in piena col passare dei secondi, e una With you, instead la quale per metà pare uscita da una penna gemella a quella dei Wilco. Appena più in basso nel gran livello generale l’ibrido college/p-funk di For your trial flight e il gioco di tira e molla che pervade Your unsleeping eye, in parte ballad in parte cavalcata selvaggia, sonicamente americana. Anche senza la marcata identità cui il post rock costringeva, “Borderlinelovers” segna il fondamento di connotati nuovi per una band che in questa veste ha ancora molto da dire, senza rimpianto alcuno per il passato. Come sempre dev’essere quando la strada è quella giusta.
Written by admin
Da RUMORE Aprile 2009
Consueta premessa:
Se a un gruppo italiano non si chiede in nessuna maniera di palesarsi seppur distrattamente come tale, a questo album non si può rimproverare nulla.
Indie nel suo aspetto più enciclopedico (i vari aspetti del genere ci sono tutti) oscilla sapientemente tra malinconia e il cuscino elettrico che spesso si schiaccia sopra per tenerla a bada. Nei momenti migliori come in Randomize The Feelings To Feel, spunta il velo di tensione triste dei Van Pelt, giusto un attimo prima dello scatto R.E.M. di For Your Trial Flight. Altrove prende il sopravvento l'amarezza degli amori borderline come nelle ballate da americabbandonata poste in chiusura, with you, instead e la sonica (meno yhout di Unhappy Ending) Brunt Brain Son.
Autore:Maurizio Blatto
Ricordavamo i Tomviolence come una band completamente diversa.
Il gruppo, costruito attorno ai 2 chitarristi Leonardo Cioni e Lorenzo Cerelli, ci aveva abituato a un suono che rappresentava una declinazione locale del post rock dei June of 44, se pensiamo ai primissimi lavori, e poi a una sempre maggiore articolazione tra pieni e vuoti, sulla falsariga della ricerca intrapresa dagli scozzesi Mogwai. Al loro cd omonimo d’esordio avevano collaborato membri di Giardini di Mirò, The Slugs e Joe Leaman.
Questo “Borderlinelovers” nasce invece con coordinate radicalmente diverse. Cambiato l’assetto della band, con l’eliminazione di fiati e archi, i Tomviolence hanno anche provveduto a orientarsi su sonorità di presa più immediata.
Se prima la loro musica era totalmente strumentale, l’utilizzo delle voci dei 2 chitarristi ha portato a una costruzione dei pezzi improntata a una dinamica più diretta. Sono più pronunciati anche gli accenti melodici, e a tratti il suono si apre come se fossimo al cospetto di una session dei grandi Wilco, per poi incendiarsi del chitarrismo fortemente emotivo e romantico dei primissimi God Machine.
Non mancano però incastri punk funk alla Liars, fughe schizoidi che rimandano al suono newyorkese delle ultime generazioni, alternati ad aperture agresti di grande suggestione cinematica.
L’organo e il wurlitzer di Mirco Tani punteggiano in altri momenti un wall of sound che richiama band dimenticate come gli Swerverdriver.
Il tratto di novità dei Tomviolence è essere approdati a uno stile eclettico che non trova riscontri immediati nella formula di altre band straniere.
Tenere assieme attenzione al songwriting, e dunque una determinata accessibilità, e un impatto fatto di continui saliscendi emotivi, non è cosa semplice. Si tratta peraltro di atmosfere che il pubblico italiano ha sempre mostrato di seguire con attenzione, e che però le band hanno trascurato.
Quando si tratta di lavorare in maniera così puntuale sulla resa sonora delle chitarre elettriche, un livello molto alto di qualità in fase di produzione è un ingrediente indispensabile: ecco allora che parte del valore di “Borderlinelovers” è anche legato alla realizzazione presso il Bunker Studio di Rubiera, coordinata da Andrea Rovacchi, che compare anche come ospite in alcune tracce.
Autore: Andrea Dusio